villa Vittorio Emanuele

localizzazione
Caltagirone
cronologia
1846; 1849/1856; prima metà XX sec.
autore
G.B.F.Basile
proprietà
comune di Caltagirone
uso attuale
giardino pubblico
dimensioni
66000 mq
stato di conservazione
buono
data del rilevamento
maggio 2007
rilevatori
Luca Alba, Tiziana Calvo
veduta del giardino dall'ingresso
ortofoto.
Il giardino si trova in una zona di repentina mutazione del tessuto urbano.
Le caratteristiche orografiche del sito e la notevole estensione (7 ettari) lo rendono singolare nel quadro dei giardini pubblici siciliani, realizzati tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, sebbene non sfugga alla regola di fornire una soluzione 'semplice e brillante' a un problema di modificazione urbana. La città, divisa in due parti separate da una stretta sella e riconoscibili, si 'riunifica' attraverso il giardino, la cui giacitura individua le direttrici di crescita dell'espansione ottocentesca (il bordo settentrionale ripropone l'andamento di via Roma, quello orientale e meridionale sottolineano l'andamento altimetrico del suolo) e, al contempo, consente la formazione di ulteriori relazioni, alla scala del paesaggio, tra tutta la città e il suo intorno e tra le sue due parti.
Altro carattere interessante è dato dalla organizzazione della flora e dagli esiti formali che è capace di produrre: dall'esterno, il giardino appare come una densa macchia di alberi sempreverdi tra le due città; dall'interno, il giardino è spazio chiuso, otticamente isolato dall'intorno urbano, a diretto contatto con il cielo. Infatti dopo l'ingresso, rivolto verso il vecchio centro, si 'entra' - alla quota più alta dell'impianto - in un'ampia radura circondata da un fitto "bosco" di conifere e di altri sempreverdi, dove il palchetto della musica, il teatrino, un gruppo di Washingtonia robusta in una vasca d'acqua e alcuni imponenti Cedrus libani sono gli elementi 'monumentali'. A Caltagirone G.B.F. Basile - che a Palermo (1863) si sarebbe cimentato in un giardino indiscutibilmente urbano, variazione sul tema dello square inglese - progetta un luogo magico per descrivere il quale si potrebbero usare le parole di Jean-Jacques Rousseau: "quel luogo [...] è così ben nascosto che non lo si vede da nessuna parte. Il fitto fogliame che lo circonda non concede all'occhio di penetrare [...]. Ero appena dentro che, voltandomi, non vidi più da che parte ero entrato [...]; e non vedendo più la porta mi parve di essere piovuto dal cielo" (Julie ou la nouvelle Héloïse, lettera X a milord Édouard). E, tuttavia, non è possibile immaginare di trovarsi - per così dire - in uno stato di natura: la città vi ha depositato alcuni suoi manufatti, per il gioco il diletto e la delizia dei suoi abitanti. Ma le sorprese non sono finite. Addentrandosi nel 'bosco', nell'ombra fitta, si percorrono sentieri tortuosi - disegnati con ciottoli colorati e decorati da anfore e balustre - che conduco a 'piccoli giardini' con aiuole e vasche d'acqua.
La villa comunale di Caltagirone, dunque, è una sorta di palinsesto di frammenti, da cui si possono prelevare un'ampia gamma di suggerimenti per progettare altri giardini, soprattutto, considerando che Basile qui ha tenuto un atteggiamento sperimentale e quindi, forse, più incline a un minor controllo dell'insieme. Tuttavia, pur non usando esemplari floristici pregiati o preziosi per ottenere gli straordinari effetti descritti e illustrati nei disegni, l'autore ha dimostrato una notevole cultura nel progetto e una profonda capacità di leggere la natura e i caratteri del luogo.
veduta di Caltagirone dal giardino
il viale La Flora
l'ingresso del giardino da via Roma
toponomastica: 1 scala Santa Maria del Monte; 2 corso Vittorio Emanuele; 3 via Roma; 4 via Santa Maria di Gesù; 5 via Principessa Maria Josè; 6 via Circonvallazione; 7 viale Principe Umberto; 8 via Cristoforo Colombo.
sezione BB - scala 1:5000.
La villa offre, su una superficie di quasi sette ettari, una buona diversità floristica, con poche specie esotiche naturalizzate (afferenti ai generi Ficus, Jacaranda, Erythrina, Dracaena, Melia, Chorisia, Hibiscus, etc. o alla famiglia delle Araliaceae e Arecaceae) - a differenza di altri giardini coevi - e con una flora mediterranea ben differenziata soprattutto nelle specie arbustive.
Le piante censite, oggi, appartengono a 126 specie - incluse in 102 generi di 60 famiglie - in gran parte presenti o analoghe all'epoca dell'impianto (nel giardino c'è un'area recintata adibita a vivaio con una serra e molti spazi per l'affrancamento e l'acclimatamento delle piante. Fino a una trentina di anni fa il vivaio era ancora molto attivo mentre, oggi, è quasi esclusivamente adoperato per lo stazionamento delle piante in attesa di essere sostituite o trapiantate in loco).
La specie più diffusa è il comune Cupressus sempervirens, rappresentato nelle due varietà horizontalis e pyramidalis: questi alberi sono sempre disposti in filare, negli stretti vialetti interni, e, a volte, occupano aiuole miste come elemento isolato. Seguono poi, come consistenza numerica, Quercus ilex, Pinus halepensis e P. pinea, Fraxinus oxycarpa, Cupressus arizonica. Un esemplare di Pinus halepensis, di forma particolare e posto al bordo della grande radura, è la pianta più alta del giardino con i suoi 27 metri circa.
I filari, disposti lungo i sentieri, sono costituiti da alberi differenti per tipologie, forma e habitus vegetativo. Le specie più rappresentate sono: Cupressus sempervirens e C. arizonica, Pinus pinea, P. halepensis e P. roxburghii, Quercus ilex, Sophora japonica, Tilia platyphyllos. I filari sono, normalmente, costituiti dalla medesima specie e, più raramente, da più di una; talora sono composti da due specie differenti a fronte, con esiti particolari prodotti dalle diverse forme e dal colore del fogliame.
Il perimetro delle numerose aiuole è generalmente ornato da una doppia siepe, con altezza diversa (mediamente 0,80-1,10 ml. la prima, 1,80-2,50 ml. la seconda), che si interrompe in corrispondenza dei lecci, pini o di altri alberi e che si ripropone, talora, nelle aiuole presenti ai bordi dei parterres. Le siepi sono costituite principalmente da Viburnum tinus, Pittosporum tobira e Ligustrum lucidum a intervalli, piuttosto raramente peraltro, integrate da, Asparagus sprengerii, Platycladus orientalis, Pistacia lentiscus, Syrynga vulgaris. Sono presenti anche siepi singole più o meno circoscritte formate, in ordine di consistenza, da Buxus sempervirens, Spiraea x vanhouttei, Buxus microphylla, Laurus nobilis, Myoporum insulare, Cestrum parqui, Euonymus japonicus var. microphyllus, Lantana camara, Plumbago capensis. In alcuni casi, per sottolineare il bordo di alcune aiuole o intorno ad alcuni alberi, sono adoperati il Chlorophytum comosum o l'Aloe arborescens.
Tra le Arecaceae le specie maggiormente rappresentate sono la Phoenix canariensis e la Washingtonia robusta; numerose sono anche le Chamaerops humilis (molte delle quali giovani) che appaiono di aspetto interessante anche se non raggiungono dimensioni ragguardevoli. Comunque le palme presenti, eccetto un esemplare di Butia eriospatha nel vivaio, appartengono alle specie e ai generi più comuni (Brahea, Chamaerops, Phoenix, Trachycarpus, Washingtonia). Nel giardino si trovano alcune Araucarie: i due individui, coevi, più interessanti di Araucaria heterophylla sono situati, simmetricamente, al centro di due aiuole che si fronteggiano, rispetto all'asse longitudinale nel parterre posto a quota 547 metri s.l.m. In numero di uno o pochi esemplari per specie sono poi presenti: Nolina recurvata e N. longifolia, Magnolia grandiflora, Jacaranda mimosifolia, Quercus suber e Q. pubescens, Melaleuca bracteata, Citrus myrtifolia, Murraya exotica, Ceratonia siliqua e un Acer negundo recentemente abbattuto.
Il giardino, oggi, appare ben conservato, grazie al lavoro dei numerosi giardinieri e operatori del comune. Purtuttavia, a causa delle dimensioni della villa e della difficoltà nell'intervenire tempestivamente in tutte le zone, soprattutto se accidentate, alcuni alberi mostrano segni di sofferenza, marciumi radicali e del colletto ascrivibili all'età, agli errati sesti di impianto o alle potature e ferite che provocano il moltiplicarsi di crittogame e fitofagi. In particolare alcuni individui di Lagunaria patersonii, Sterculia diversifolia, Grevillea robusta, il Quercus pubescens, etc. mostrano segni di sofferenza, a causa dell'eccessiva densità di impianto. La ricchezza di specie e il numero di esemplari conferisce al giardino un considerevole valore di copertura relativo allo strato arboreo-arbustivo. Il notevole sviluppo di alcuni esemplari, forse sottovalutato all'epoca dell'impianto, comporta per altri individui, di minor dimensione e di specie diversa, condizioni di sofferenza, sia a causa della densità che per la ridotta quantità di luce disponibile agli strati inferiori della vegetazione.


V.T.A. e rilevamento dei singoli individui.
A causa delle notevoli dimensioni di questa villa - e della cura nel rilievo delle specie vegetali - occorre fare un distinguo rispetto agli altri lavori effettuati in giardini di dimensioni più contenute. L'estrema difficoltà nel rilevare migliaia di esemplari (solo i cipressi superiori a 500 individui) molto spesso coevi, identici per sviluppo e forma e di modesto pregio botanico (cipressi, pini, lecci, frassini), e il grande ostacolo nell'inserimento nel database di un numero così elevato di individui afferenti alle varie specie, hanno suggerito un nuovo sistema di rilevamento e inserimento on line. L'attribuzione di una scheda per singolo individuo si trasforma, solo in questo caso, in una scheda con dimensioni medie - per quanto concerne le caratteristiche dendrometriche dell'albero o dell'arbusto - e a cui tutte le piante della stessa specie faranno riferimento. Per le stesse ragioni sarebbe stato troppo lungo e oneroso effettuare una V.T.A. per singolo esemplare e sarebbe stato impossibile attribuire la scheda specifica a un individuo, che invece risulta, come detto, generico.
Consultando la sezione dedicata alle planimetrie, però, avremo un vantaggio rispetto a quelle degli altri giardini. Cliccando su una specie risulteranno evidenziate, e di conseguenza selezionate e selezionabili, tutte le piante di quella specie presenti in una determinata zona. In questo modo risalterà immediatamente la distribuzione della specie in questione nel quadrante e nel giardino; si offrirà, quindi, un colpo d'occhio diretto rispetto alla disposizione della vegetazione e delle associazioni botaniche esistenti tra specie diverse in una determinata area.
la terrazza panoramica
la piazza della solitudine
il viale dei tigli
il viale dei pini
il viale delle sofore
Impiantato per interessamento del Sottintendente Amilcare Corradi a partire dal 1846, con il nome di "Villa Real Principessa Maria delle Grazie Pia", il Giardino Comunale di Caltagirone, originariamente voluto anche con la finalità di dare lavoro ai meno abbienti della città, viene ampliato da Michele Fragapane, tra il 1849 e il 1850, su un primo nucleo di lavori eseguiti sotto la direzione dell'Ingegnere Provinciale Luigi Spagna (autore del progetto).
È nel 1851 (dietro richiesta, formalizzata il 25 aprile, del Decurionato cittadino al Principe di Satriano, Luogotenente del Regno) che Giovan Battista Filippo Basile viene invitato inizialmente a "osservare" le opere già realizzate e poi a intervenire con modifiche o, addirittura, a "rifarlo se pur sia d'uopo secondo le sue peregrine conoscenze artistiche". Dal giugno dello stesso anno G.B.F. Basile subentra definitivamente nella realizzazione del giardino, iniziando con un rilievo scientifico della collina (sita nell'immediata periferia del centro urbano) e con la progettazione del palco della musica e di diverse opere di consolidamento.
Già impegnato nella realizzazione del Giardino Inglese di Palermo (iniziato il 6 novembre 1850), G.B.F. Basile viene chiamato per dare unità e carattere ai precedenti episodici interventi che, nonostante la chiara definizione in comparti tematici (la "Flora", il "Laberinto con bersò di stile Gotico", il "Bosco lugubre... con parti e monumenti lugubri", ecc.), dovevano configurare un impianto alquanto composito e frammentario.
La caratteristica fondamentale del progetto di G.B.F. Basile è la rimodulazione dell'impianto esistente, con riferimento alla cultura del giardino informale nella derivazione siciliana d'età romantica della tradizione inglese, alla quale si era già riferito nella progettazione del Giardino Inglese di Palermo. Ma se per quest'ultimo si ispira alla figura storica dell'emiro Al Hachal (vissuto in Sicilia nell'XI secolo), nel giardino inglese di Caltagirone (1851) prende spunto dall'era ciclopica e dalle età primordiali, sulla scorta di alcuni ritrovamenti archeologici e paleontologici della zona. Nel quadro delle sistemazioni previste da G.B.F. Basile (che sarà incaricato anche della progettazione dell'impianto del nuovo cimitero, non realizzato) rientrano anche la serra del vivaio comunale e il progetto di un palchetto. Nella relazione del 10 ottobre 1856 sullo stato di avanzamento dei lavori della villa Maria delle Grazie Pia l'architetto (allora trentunenne) delinea, con didascaliche quanto incisive definizioni, il carattere del progetto da lui redatto cinque anni prima e per il completamento del quale riteneva irrinunciabile la realizzazione di quei padiglioni, arredi, sistemazioni orografiche e quant'altro già da lui previsto, in linea con l'oramai storicizzata tendenza del "giardino all'Inglese": "Ecco la definizione che danno gli Inglesi d'un Parco: un genere di composizione in cui le grotte, le capanne, le ruine dei templi, i chioschi, le pagode, ed altre fabbriche fantastiche in generale si mostrano in mezzo alle scene pittoresche preparate pel carattere dei siti". Alquanto esplicito sulla natura del suo intervento progettuale, forte anche della precedente esperienza svolta con le realizzazioni precedenti. Basile non fa, tuttavia, alcun accenno alla necessità di realizzare una serra per il vivaio del "Piano dei poeti". La struttura sarebbe stata realizzata, successivamente, con elementarista forma a capanna, peraltro consigliata dalla manualistica del periodo positivista quale più economica e idonea a ridurre la dispersione del calore.
Sull'impianto del giardino, Basile scrive: "La villa Maria delle Grazie Pia di Caltagirone appartiene a quel genere di composizione, che vien distinta col nome di Parco moderno, ed anche di Giardino Inglese [...]. Una collina grandiosa per le sue linee, e molto accidentata nelle sue pendenze, sita in centro ad un orizzonte vasto, immenso, interminato fu il tema della mia composizione. Da questo bel tema [...] non potè scaturire che un parco grandioso, imponente, sparso di scene maestose, rustiche, melanconiche, ridenti, romantiche, e fantastiche, ricco di punti di vista, di boschetti, di piazze, e di prati, intarsiato da viali grandi, e piccoli, più o meno curvi, dalla dolce, od alpestre pendenza, e sempre io trassi profitto dall'andamento del colle per evitare le spese ingenti, e per non contraffare la fisionomia naturale del suolo" (G.B.F. Basile, Progetto delle opere di Finimento per la Villa Maria delle Grazie Pia di Caltagirone, Caltagirone 10 ottobre 1856, Archivio Storico di Caltagirone).
Nella configurazione finale l'impianto risulta composto da tre parti principali: il parterre a disegno geometrico alla quota inferiore, la collina con sentieri ad andamento sinuoso e piazzale superiore con palchetto della musica tardo Liberty (che presenta rivestimenti in piastrelle policrome), la grande terrazza panoramica alberata (con balaustrata in terracotta a motivi fitomorfici realizzata dal laboratorio Vella di Caltagirone) affiancata al lungo viale di accesso. L'ingresso nord occidentale (rivolto verso il centro urbano) viene sistemato da Saverio Fragapane con un aulico linguaggio modernista (affine al limitrofo Politeama Ingrassia dello stesso autore) alla fine del primo decennio del Novecento.

Bibliografia
G.B.F. Basile, Progetto di campisanti per Caltagirone, Memoria dilucidante i disegni presentati a quella Decuria, Palermo 1853.
G. La Rosa, Giacomo Bongiovanni e la villa di Caltagirone, in "Poliorama Pittoresco", XVIII, 23, s.d.
A. Samonà, L'eclettismo del secondo Ottocento. G. B. F. Basile, la cultura e l'opera architettonica, teorica, didattica, Ila Palma, Palermo - Sao Paolo 1983, passim.
N. G. Leone, Il disegno e la regola. Recupero e piano quadro del centro storico di Caltagirone, S. F. Flaccovio Editore, Palermo 1988, passim.
S. Bruno, Il Giardino Comunale di Caltagirone di G. B. Basile, Centro Studi di Storia e Arte dei Giardini, Palermo 1990.
G. Pirrone, L'isola del Sole. Architettura dei giardini di Sicilia, Electa, Milano 1994, pp. 155, 174, 176.
E. Sessa, Le dimore della flora nell'isola dei Feaci: stufe, serre e giardini d'inverno in Sicilia tra Neoclassicismo e Modernismo, in "Aa. Quadrimestrale dell'Ordine degli Architetti di Agrigento", IX, 19, maggio 2005, pp. 56, 57.
foto Grita Caltagirone, 1912, veduta dell'ingresso S. Luigi e della Flora (da Il giardino comunale di Caltagirone di Salvo Bruno).
 
foto Grita Caltagirone, 1912, serra e "Piano dei poeti" (da Il giardino comunale di Caltagirone di Salvo Bruno).
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