giardino Garibaldi

localizzazione
Palermo, piazza Marina
cronologia
1863/1864; 1882; prima metà XX sec
autore
Giovan Battista Filippo Basile (Palermo 1825/91)
proprietà
comune di Palermo
uso attuale
giardino pubblico
dimensioni
in piano; quadrilatero con spigoli smussati; 10328 mq
stato di conservazione
buono
data del rilevamento
giugno 2005
rilevatori
Luca Alba, Tiziana Calvo
veduta nord-ovest del giardino
ortofoto
Il giardino occupa un'area generata - già in epoca arabo-nomanna - dal prosciugamento dell'acquitrino alla foce dei fiumi Kemonia e Papireto, a S-E della città alta. L'acquitrino e, poi, il grande "piano alla marina" erano chiusi verso il mare da un basso promontorio, mentre avevano un diretto contatto con la Cala (il vecchio porto).
Sono tutt'ora leggibili, a Sud e a Est di piazza Marina, i confini dell'acqua - dalla giacitura degli isolati - e del promontorio - dai terrapieni del palazzo dell'Intendenza di Finanza e della Chiesa di Santa Maria della Catena.
Nella seconda metà dell'Ottocento, a seguito del prolungamento e della rettifica del Cassaro (corso Vittorio Emanuele), il "piano alla marina" e le aree limitrofe furono sottoposte a una trasformazione radicale che ha prodotto uno dei luoghi più straordinari di Palermo.
Il primo esito del nuovo tracciato è l'introduzione di un diverso rapporto tra l'ambito del "piano alla marina" e quello della Cala: la nuova via genera due grandi vuoti, un piano arido e uno specchio d'acqua, separati da una cortina di palazzetti poco profonda e riconnessi da due varchi, attraverso cui vengono selezionati particolari punti di vista su Monte Pellegrino.
Il secondo esito è prodotto dal giardino Garibaldi che ha trasformato il piano in uno square e ha, così, istituito nuove relazioni tra gli edifici all'intorno.
Il giardino ha una perimetro quadrangolare ed è recintato da una cancellata aperta sui quattro vertici: l'attraversamento avviene, dunque, lungo le diagonali e cioè nella direzione dei varchi su corso Vittorio Emanuele.
La vegetazione è costituita prevalentemente da essenze arboree sempreverdi, di alto fusto su un parterre arido e continuo. Gli esemplari più significativi - e importanti ai fini della forma generale del giardino - sono i grandi Ficus che, organizzati in gruppi e con l'ausilio di alberi di minori dimensioni e di cespugli, delimitano un sistema di radure.
La regola di impianto delle vegetazione è molto chiara: lungo la diagonale virtuale che congiunge, attraverso il giardino, corso Vittorio Emanuele la fontana del Garraffo e lo "steri" Chiaramonte (il palazzo più importante della piazza) sono concentrati i Ficus dei quali il più imponente si erge 'contro' il palazzo; ai lati della stessa diagonale si trovano due ampie radure chiuse da altri sistemi arborei.
All'interno la mancanza di viali o di percorsi privilegiati, la dimensione e compattezza delle chiome, l'alternarsi di ombra profonda e luce abbacinante concorrono a produrre magistralmente quell'effetto di straniamento che è tipico del giardino.
particolare del piano della marina dalla Carta del Villabianca 1777.
le modificazioni della linea di costa e dell¹alveo dei fiumi Kemonia e Papireto nel periodo fenicio, VIII - III sec a.C., riportate sulle carte sovrapposte del Villabianca (1777) e del Columba (1906),
(arch. G. Barbera, arch. M. Moavero).
il sito nel periodo fenicio VIII - III sec a.C., e nel periodo arabo-normanno, IX - XII sec. d.C., in cui è evidenziato il perimetro del successivo piano della Marina, ancora completamente invaso dal mare, (arch. G. Barbera, arch. M. Moavero)
toponomastica: 1 via della Libertà; 2 via R. Settimo; 3 via Cavour; 4 via Maqueda; 5 via Roma; 6 C.so. Vittorio Emanuele; 7 via Torremuzza; 8 via Alloro; 9 via A. Lincoln
veduta aerea del giardino Garibaldi
Il Giardino Garibaldi offre, su una superficie di circa un ettaro, una elevata diversità floristica, con numerose essenze esotiche, principalmente tropicali e subtropicali. Le piante censite, oggi, nel giardino appartengono a 58 specie incluse in 49 generi di 35 famiglie e rispecchiano, sebbene in parte, le entità presenti all'epoca dell'impianto.
Taluni individui si sono eccezionalmente adattati tanto da determinare in modo straordinario le proprie dimensioni di sviluppo e crescita. È il caso del monumentale Ficus macrophylla subsp. columnaris (noto anche come F. magnolioides) - il più grande albero d'Europa sito nell'angolo orientale adiacente lo "steri" - e di alcuni Ficus microcarpa, lungo il perimetro, che per mole e condizione vegetativa appaiono tra i più ragguardevoli di Palermo. Il perimetro del giardino si presenta ancora limitato da uno zoccolo di pietra ed è percorso da una siepe, che si interrompe in corrispondenza dei ficus o di altri alberi. La siepe è costituita principalmente da Duranta repens, a intervalli integrata da Ligustrum lucidum, Ficus microcarpa, Viburnum tinus. L'antica siepe di Buxus sempervirens è oggi circoscritta a una piccola bordura continua, nella parte centrale del giardino.
Gli elementi che più fortemente contrassegnano la vegetazione sono gli esemplari di ficus a foglie di magnolia con possenti radici superficiali e aeree.
Sono presenti alcune specie di maggiore rarità, Quercus polymorpha e Podocarpus neriifolius. La prima, probabilmente l'unico esemplare presente a Palermo, è una sfrondante con le foglie verde oliva - che prima della caduta divengono rossastre - ed è situata lungo il perimetro occidentale accanto all'ingresso principale. La seconda, una conifera molto particolare per il colore delle foglie e il portamento assurgente piuttosto ramificato, si trova al centro vicino al perimetro orientale.
Nutrita è la presenza delle palme. Molte di esse si trovano in una aiuola nella zona centrale del giardino e tra queste: Phoenix canariensis; P. reclinata e P. dactylifera, di cui oggi rimane un solo esemplare; Washingtonia filifera e W. robusta; Howea forsteriana; Trachycarpus fortunei; Chamaedorea elatior; un notevole esemplare di Chamaerops humilis; alcuni individui di Livistona chinensis e Sabal palmetto e un esemplare, meno comune dei citati, di Butia capitata.
In tutto il giardino si trovano, originariamente più numerose delle attuali, le Araucarie. Una Araucaria columnaris compare attraverso la folta chioma di un Ficus macrophylla, lungo il perimetro settentrionale, e una Araucaria heterophylla, a Sud, rappresenta, con i suoi 31 metri, la pianta più alta del giardino.
Si riscontrano diversi sistemi vegetali degni di nota. Di questi si evidenziano associazioni, peculiarità, accostamenti botanici di rilievo che possono essere tipicizzati. I sistemi vegetali indicati, pur tenendo conto del contesto urbano in cui ricadono, costituiscono corpi ed elementi a se stanti. Il più caratteristico è, senza dubbi, rappresentato dai ficus presenti nel giardino (Ficus macrophylla e F. microcarpa) di notevole sviluppo che, intrecciando chiome e rami, hanno prodotto, da un lato all'altro del giardino, un'area continua di ombra e chiaroscuri.
In generale il giardino appare discretamente conservato, ma diversi esemplari mostrano segni di sofferenza a causa dell'errato sesto d'impianto, della cattiva gestione (scarse potature, mancato uso di cicatrizzanti, insufficienti innaffiature estive, etc.) oppure degli attacchi parassitari a carico del tronco o, più raramente, degli altri organi vegetali (come, per esempio, in un paio di Ficus microcarpa, Tilia platyphyllos, Ginkgo biloba, Chorisia speciosa). Nel complesso il giardino conserva, oggi, la sua struttura originaria in cui la copertura vegetale di sostituzione mostra ancora le linee guida del progetto iniziale. Tuttavia, l'introduzione di alcune specie - come i numerosi Citrus aurantium o le siepi di Duranta repens - ne ha alterato, in parte, il carattere generale.
Nel corso degli anni, una parte della vegetazione è andata perduta, non solo per incuria ma semplicemente per vecchiaia o malattia. Nel giardino sono scomparse piante di un certo pregio - Pinus excelsa e Jubaea spectabilis - sostituite da specie simili di Pinus longifolia e Butia capitata; altre specie - Koelreuteria paniculata, Sterculia acerifolia, S. diversifolia, Erythrina crista-galli, Cedrus deodora - non hanno più trovato posto nel giardino. Le numerose Araucarie, presenti al momento dell'impianto, sono state sostituite da individui giovani, probabilmente, nelle stesse aree, o, in quelle limitrofe.
La ricchezza di specie e il numero di esemplari, in relazione alla superficie relativamente modesta, conferisce al giardino un considerevole valore di copertura relativo allo strato arboreo-arbustivo. Il notevole sviluppo di alcuni esemplari, forse sottovalutato all'epoca dell'impianto, comporta per altri individui, di minor dimensione e di specie diversa, condizioni di sofferenza, sia a causa della densità che per la ridotta quantità di luce disponibile agli strati inferiori della vegetazione.
il maestoso Ficus macrophylla subsp. columnaris di fronte lo "steri"
particolare delle Phoenix canariensis sul lato est
Quercus polymorpha
Podocarpus neriifolius
Chamaerops humilis
(da G. Pirrone, M. Buffa, E. Mauro, E. Sessa, Palermo detto paradiso di Sicilia Centro Studi di Storia e Arte dei Giardini, Palermo 1990.)
XIX (1863): il giardino nasce nell'ambito della realizzazione di un più vasto programma di sistemazione del Mandamento Tribunali, comprensivo di "nobilitazione del largo di S. Spirito", ricostruzione del limitrofo tronco del Cassaro e "immegliamento e regolarizzazione" della piazza della Marina. G. B. Filippo Basile presenta il progetto di un giardino pubblico commemorativo, da destinarsi quale "pezzo di centro" di un sistema di quattro strade che avrebbe dovuto ridurre a un'immagine geometrica la suddetta piazza "circondata di monumenti antichi di altissimo merito, e di fabbriche moderne di non lieve importanza", ma che, come informa lo stesso Basile, "sgraziatamente [...] non sono allineate da comporre una figura euritmica, ma approssimativamente son disposte sui lati di un quadrilatero che nell'insieme ha una certa apparenza di quadrato" (BIBL. 2). Gli ostacoli alla fattibilità di tale Progetto Generale vanno ricercati nella stessa configurazione dello slargo e nella sua disomogenea altimetria. Per quanto riguarda le quattro strade, se la realizzazione della "seconda linea stradale che dalla Gran Dogana si estende alla Chiesa dei Miracoli" non presentava grosse difficoltà di realizzazione - vuoi per la mancanza di dislivelli, vuoi per le coercitive disposizioni del nuovo Regolamento Edilizio circa il coinvolgimento dei privati nelle operazioni di decoro urbano - al contrario, i lavori delle altre tre strade sarebbero risultati troppo onerosi. Per la prima strada, che avrebbe dovuto collegare da una parte all'altra della piazza il Cassaro con la Gancia, oltre alla regolarizzazione del piano elevato della piazza stessa tramite un "basamento modanato" o "stereobate rettilineo" ( che avrebbe raccordato i preesistenti edifici del lato orientale con la nuova quota inferiore), erano infatti previste massicce demolizioni in via Palagonia per allineare il fronte di tale strada alla fabbrica della Gran Dogana sul Cassaro. Per la realizzazione della terza strada, il progetto prevedeva la costruzione di un portico continuo, esteso dalla chiesa di S. Maria dei Miracoli al palazzo Fatta. Infine, la rettificazione del lato settentrionale, legata alla realizzazione della quarta strada, avrebbe comportato demolizioni dal costo giudicato insostenibile per il Municipio. Dell'ambizio progetto basiliano troveranno attuazione solo lo "stereobate rettilineo" della prima strada e la collocazione, in prossimità del Cassaro, della seicentesca fontana del Garraffo, già nella piazza omonima (Ottobre). Per la rettificazione degli altri lati si sarebbe semplicemente ricorsi all'impianto di una "doppia fila di alberi per ciascun lato prescegliendo la Robinia umbricolifera per essere di folta chioma, impenetrabile ai raggi del sole, adatta ai nostri climi, e di non molta elevazione, onde non si togliessero le visuali ai piani superiori delle case all'intorno" (BIBL. 2). Tali esemplari si sostituivano alle superstiti "Eritrine a tronchi bistorti" dell'alberatura menzionata sedici anni prima dal Mortillaro (BIBL. 1, 14). Diversa sorte avrà il progetto del giardino, la cui realizzazione ha inizio nell'autunno (BIBL. 5). In novembre procedono i lavori di dissodamento del terreno e viene portata in loco la terra idonea alle specie vegetali previste. Iniziano i lavori di scavo per un lago artificiale la cui costruzione fa seguito alla delibera del Municipio di fornire la piazza di una "imponente" fontana con zampillo che avrebbe assolto alla funzione di vasca per la raccolta delle acque irrigue. Il giardino progettato dal Basile avrà "nel mezzo il monumento dello Eroe Nizzardo per cui fu aperto concorso dal Municipio, e sarà sparso di verdi e di fiori; ne si mancherà di costruirvi opportunamente fonti, ed acque zampillanti onde si raffreschi l'aere e s'innaffino le piante; e per disimpegno di un miglior servizio a tal uopo tubi di ghisa correranno in diversi rami lungo il terreno onde con manica che vi si innesti si abbia l'acqua ove si voglia" (BIBL. 2). Lo scultore Salvatore Coco viene incaricato dell'esecuzione dei modelli in legno per la fusione della "ferrata che cingerà lo Square tutto all'intorno, sui disegni del prof. Basile" e che "rappresenterà caccie; le colonnette sosterranno uccelli e conigli e borse di cacciatore, e le ringhiere saranno di archi e di frecce". In dicembre avviene il trasporto del primo carico di pietre provenienti dalle cave di S. Flavia e incominciano i lavori per il paramento dello "stereobate". Quasi contemporaneamente la Fonderia Oretea da inizio alle fusioni per la "ferrata dello stereobate" e viene impiantato un vivaio provvisorio destinato ai "vegetali per lo Square, mentre il Sindaco dispone la costruzione delle fondazioni del monumento a Garibaldi, prima dell'espletamento del concorso, affinché "poi non venissero molestate le piantagioni dal traffico dei murifabbri" (BIBL. 6). Durante i lavori di scavo per il lago, viene portato alla luce un "antichissimo selciato di grossi ciotoli" sotterrato a oltre due metri di profondità. Ai quattro lati del "pezzo di centro" viene sistemata una rete per l'approvvigionamento idrico e lo scolo delle acque.
XIX (1864): nella primavera il signor Besson, in collaborazione con Basile, porta a termine la sistemazione dei gruppi di arbusti e degli esemplari isolati di alberi fissando anche il dimensionamento degli spazi lasciati a "praterie" e lo "svolgimento dolcemente flessuoso dei viali"; la previsione della spesa totale dei lavori del giardino si aggira intorno alle 9.694 onze (BIBL. 8). Inizia la costruzione dello chalet. In maggio viene terminato il modello in legno per il parapetto in ghisa dello stereobate, e la fusione ha inizio subito dopo. Collocazione di cippi e busti per i monumenti dedicati a Garibaldi, Mazzini, Pilo, Riso. Il 7 Ottobre ha luogo l'inaugurazione del giardino (BIBL. 12).
XIX (1882): Benedetto Civiletti realizza il monumento a Giuseppe La Masa.
XX (primo decennio): costruzione del padiglione di servizio con motivi decorativi modernisti.
XX (1930): costruzione del padiglione dèco.
XX (1937): collocazione del piedistallo e del busto per il monumento a Aloysio Tukory (B. Farkas).
XX (1961): collocazione del piedistallo e del busto per il monumento a Nicola Balcescu (M. Wagner).
collezione Di Benedetto. Immagine del giardino dopo l'impianto del 1864. (Nei giardini di Palermo di Antonino Manfrè)
 
collezione Di Benedetto. Immagine degli inizi del '900. (Nei giardini di Palermo di Antonino Manfrè)
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